[Testo di "Underman"]
[Strofa 1]
Perché devo alzare un po' la voce
Ché altrimenti poi ti distrai
Io dormo sopra il letto di quel fiume
Chi pensa che il mio essere distante porti a quello che mi nuoce
Neanche sa io quanto distai
Nessuno sa io quanto tempo misi nella crisi
Costruendo quei castelli di pastelli che in un colpo disfai
Ora ci sto, ci stai, notte fonda, freestyle
È una nuova porta che si sfonda
Entrerò chiedendo del flow se ce l'hai
Mi addormenterò zitto sulla luna sotto una lacrima di Pierrot
Io non morirò mai perché ho un senso di colpa
Così grande che la tomba volerà via
Dimmi quante colpe hai, se mi incolperai avrai ragione
Smetterò di dirmi la stessa bugia
[Ritornello]
Addormentarmi so che dipenderà da me
Addormentarmi so che dipenderà da me
E se non mi addormento è colpa mia
Addormentarmi so che dipenderà da me
Nessuno ha messo in atto una strategia
Addormentarmi so che dipenderà da me
E se non mi addormento è colpa mia
[Strofa 2]
È musica che non vende, di certo non fa i milioni
Portando rispetto a tutte le donne scrive canzoni
Musica che non parla di soldi e di medaglioni
Per questo quando l'ascolti mi dici: "Che due coglioni!"
Esco da solo, dicono tutti che sono strano
Scrivo un poema sui tovaglioli, ad esempio questo
Vivo da solo, gioco da solo con la mia mano
Prendo quel tovagliolo che intanto fecondo il testo
Questa è violenza gratuita, una videoludica frode
Un idealismo fittizio di cui la musica gode
Farò morire un mondo giovane senza un perché
La stessa cosa che il mondo ha fatto con me
La notte nel letto dormo sempre sul bordo
Così metto sotto al letto tutti i mostri che porto
La mattina piano piano sotto il letto mi sporgo
Li riconto poi li segno sul diario di bordo
Questo mondo particolare è troppo sordo
Io nell'aere colgo che qui il male è molto
Resta pronto a farti inculare, guarda in fondo
Questo aeroporto porta a un mare morto
Quella voglia di prendermi il controllo di quel poco che avanza
Io mi prendo così tanta colpa che sarà follia
Pensare che ci sta qualcuno nella stanza
[Ritornello]
Addormentarmi so che dipenderà da me
Addormentarmi so che dipenderà da me
E se non mi addormento è colpa mia
Addormentarmi so che dipenderà da me
Nessuno ha messo in atto una strategia
Addormentarmi so che dipenderà da me
E se non mi addormento è colpa mia
Addormentarmi so che dipenderà da me
(Addormentarmi so che dipenderà da me)
Addormentarmi so che dipenderà da me
E se non mi addormento è colpa mia
[Strofa 3]
Io non mi sento bene, devo alzare un po' la voce
Vai così, voglio che rimbombi tra i palazzi
Sono quattro giorni che ho la testa che mi cuoce
Ora al quinto giorno io sorvolo in nuovi spazi
Non diventerò la bestia, non sarò feroce
Non mi darò in pasto agli angeli per farli sazi
Non andrò all'inferno perché questo mondo è atroce
Questo mondo è già un inferno con i controcazzi
Sembra matematica qui, chi sale scende, chi, chi scende sale
È come se in pratica fosse inversamente (Cosa?) proporzionale
Ma questo non è un normale cambio generazionale
Detesto l'atteggiamento stupido, elementare
Che a volte assumo quando penso subito che va male
Sono io che ho messo dentro al ticchettio della mia sveglia
[Outro]
Achtung: null, drei, zwölf, vier, sechs, drei, acht, sechs, drei, acht, elf, vier, sechs
Rancore crea un'immagine forte: molti bambini crescono con la paura che i mostri si nascondano sotto il letto, mentre Tarek consciamente confina lì tutte le sue paure, i suoi timori, le sue ansie.
Da un lato, per tenerli sotto controllo, ed infatti al mattino li riconta, consapevole del fatto che non se ne andranno mai. Dall'altro, perché oramai ha imparato a conviverci, i mostri sono diventati una parte conscia di se stesso.
I “mostri sotto al letto” e il “diario di bordo” fanno parte dell'immaginario dell'infanzia, fil rouge dell'album intero.
Nessuno sa quanto tempo Rancore abbia dedicato alla scrittura dei suoi testi, cioè quanto tempo abbia speso nell'esaminare le sue crisi interiori.
I castelli di pastelli potrebbero dunque essere le pagine riempite a matita con i versi da lui creati, pagine strappate in un colpo solo, e cancellate.
Altra interpretazione possibile vedrebbe questi versi collegati al suo status mentale: Rancore, per far fronte alle proprie insicurezze, sarebbe portato a creare “castelli di pastelli”, finti sistemi di certezze rassicuranti, apparentemente solidi e concreti, ma, in realtà, fittizi. I suddetti “castelli” potrebbero portare a crisi interiori nel momento in cui verrebbero svelati come nulla di più di fragili costruzioni instabili, e non compatti castelli sicuri.
Infine, i pastelli riconducono a uno dei fili rossi dell'album: l'infanzia.
La realtà attuale, essendo essa stessa condita di crudeltà, spietatezze ed infamie, appare peggiore di un ipotetico scenario infernale post-mortem; di conseguenza, la sola resistenza in un simile ambiente esulerebbe le persone dalla suddetta destinazione una volta giunta al termine la vita.
Riguardo a queste barre, Rancore ha affermato:
In quella frase voglio dire di non guardare a quanto urlo in quel momento o a quanto sto cercando di bombardarvi il cervello perché anche io ho ricevuto questo trattamento. Si può riceverlo e stare zitti a testa bassa, come ho fatto io tante volte. Ma questo non è uno di quei momenti. Questo è il momento in cui io bombardo a mia volta. Non mi accusate perché le bombe non le sto lanciando io, le bombe sono tutte intorno a me.
Semplicemente, Rancore percepisce l'atmosfera malevola presente attorno alla propria vita.
Rancore cerca di mettere in guardia i propri ascoltatori dalle persone e dal mondo in generale; la realtà attuale è in grado di illudere senza scrupoli e ferire nel momento meno atteso, distruggendo sogni ed ambizioni costruite con il sudore del lavoro personale.
Rancore lancia una critica agli altri rapper (a cui “musica” fa riferimento per metonimia), i cui guadagni dipendono dai loro testi: sia che facciano uso dei soliti cliché autoreferenziali, trattando la musica come un gioco (“videoludica”), sia che impartiscano una ripetuta morale, molti artisti vivono della loro figura artificialmente costruita ad hoc.
Il primo verso potrebbe anche fare riferimento a quei videogiochi caratterizzata da “violenza gratuita”.
Il fiume è il rap che pare aver compiuto il suo corso, sopraffatto da nuovi generi, quali la trap.
Rancore, tuttavia, persevera nella disciplina a lui cara, nonostante, da un punto di vista commerciale, la scelta possa sembrare controproducente.
Sorge dunque spontanea la domanda, arricchita, tra l'altro, da un gioco di parole con il letto del fiume, «perché ti ci sdrai?».
La risposta all'interrogativo si trova nel senso del testo e nella critica che Rancore fa della scena musicale attuale.
Oltretutto, per potersi sdraiare sul letto di un fiume, che è appunto il terreno su cui scorre l'acqua, questo deve essere in secca.
Fungendo da polo opposto al verso successivo, Rancore affermerebbe che la sua musica deriverà sempre e solo da se stesso, non da un alter ego pieno di rabbia o da uno rilassato e docile.
Spesso le persone tendono a pensare troppo velocemente che tutto possa andare male, anche riguardo ad aspetti futili e poco rilevanti. Rancore detesta questo atteggiamento, che ritrova anche in se stesso.
Aveva già espresso un concetto simile all'inizio di “S.U.N.S.H.I.N.E.”:
L'universo è già nero: non si può annerire
Stupidi, quando ci iniziamo ad avvilire
Gioco di parole che richiama la masturbazione:
- “gioco da solo con la mia mano”, sia per indicare la masturbazione, sia per spiegare l'arte dello scrivere;
- “fecondare”, sia con riferimento all'eiaculazione culminata nel tovagliolo su cui poteva aver già scritto un testo, sia per indicare il rendere ricco di significati il proprio testo.
Rancore afferma che il suo distaccamento dalla realtà sia semmai una conseguenza, e non una causa, di ciò che lo urta della stessa; a questo, però, nessuno pensa, e quindi viene semplicemente giudicato.
Registrazione di una numbers station, ovvero una stazione radio in onde corte di origine sconosciuta.
Queste stazioni furono usate nella prima e nella seconda guerra mondiale (l'attività di esse son diminuite solo negli anni Novanta) per comunicare in modo criptato attraverso una sequenza di numeri. Spesso le voci sono femminili e questo ne è un esempio.
Traduzione dal tedesco:
Attenzione: zero, tre, dodici, quattro, sei, tre, otto, sei, tre, otto, undici, quattro, sei
Gli angeli si contrappongono alla bestia del verso precedente. Lontani dall'essere figure positive, essi si ciberebbero di Rancore se egli lo permettesse: chi non mangia (“non sarò feroce”) viene mangiato.
Fuor di metafora, gli angeli potrebbero essere i bambini che, come gli angeli, sono puri di cuore. Rancore, quindi, non banalizzerebbe mai la propria musica a scapito di contenuti e concetti, facendola divenire “musica per bambini”, soltanto per ricevere più visualizzazioni e fama. L'idea sarebbe la stessa espressa in “Upside Down” in collaborazione con MezzoSangue:
Io sono pazzo, non voglio omogeneizzarmi
Per essere poi dato in pasto a bambini
Tra i versi di più facile comprensione, ma non per questo di più effimero significato.
Rancore esprime la propria rabbia repressa, minacciando di sfogarla su qualcosa o qualcuno di più debole rispetto a lui, proprio come ha fatto il mondo con la sua persona.
In questo verso è possibile rintracciare due significati:
- da un punto di vista letterale, nella società attuale la gente non ascolta più nulla con la dovuta attenzione, anche a causa della semplicità di fruizione dei prodotti presenti (ossia, il mondo è talmente chiassoso che ormai non sente più);
- in senso metaforico, il mondo è insensibile, indifferente: la gente spesso non è in grado o non ha intenzione di comprendere le problematiche altrui, soprattutto se si imbatte in ansie e paranoie, come nel caso di Rancore.
Pierrot è una maschera della commedia dell'arte italiana nata in Francia alla fine del XVII secolo.
Spesso associato alla luna, rappresenta l'emblema degli amori impossibili – esemplificati dalla lacrima sul suo viso – e degli innamorati patetici.

Rancore sottolinea nuovamente come siamo noi gli artefici del nostro destino. Non c'è nessuna divinità o disegno superiore che guida le nostre vite, ma siamo noi a decidere ogni giorno come vivere. Quando ci lasciamo sopraffare dall'ansia, dalla paura e dal senso di colpa, viviamo ogni giorno come una minaccia e il suono della sveglia al mattino non è semplicemente l'annunciarsi di un nuovo giorno ma una fonte di terrore, come il ticchettio di una bomba.
Rancore si riferisce alla sua eventuale “morte musicale”. Avrebbe, infatti, ancora troppo da scrivere, raccontare e rappare; per questa ragione, dunque, il senso di colpa per non aver sfruttato al massimo la possibilità offertagli dalla vita, sarebbe in grado di riportarlo in vita, ovvero di rimetterlo sulla carreggiata artistica.
Nei primi tre versi Rancore si riferisce alla musica che si concentra nel parlare di soldi e donne. Lui non fa musica mainstream, “di certo non fa i milioni”.
Nell'ultimo verso ammette che quello che fa non può piacere a tutti e a qualcuno può risultare pesante. Sa che ci sarà sempre qualcuno che lo criticherà per questo.
Nel ritornello l'autore metaforizza il sonno come quiete interiore, raggiungibile solamente se durante il giorno non si è preso atto di nulla che nel momento di addormentarsi turbi il pensiero.
“Addormentarmi so che dipenderà da me” spiega proprio come egli è completamente conscio del fatto che si concilia il sonno solamente se durante la giornata si è rimasti puliti nella coscienza.
“Nessuno ha messo in atto una strategia” spiega come, secondo l'autore, non vi siano metodi terzi che portino al raggiungimento del “buon sonno” se non l'essere coerenti con se stessi.
Nel nuovo panorama musicale, si ha spesso l'impressione che la qualità della musica non influisca affatto sul successo degli artisti e delle loro composizioni. Al contrario, sono spesso le trovate più ardite –ma di scarso contenuto o bassa qualità– a essere ricompensate in termini di visibilità, mentre artisti talentuosi rimangono nell'ombra, soffocati da un mercato ormai sempre più assurdo.
In termini matematici, qualità e visibilità sono variabili inversamente proporzionali: all'aumentare di una corrisponde la diminuzione dell'altra e viceversa.
Rancore dubita che questo fenomeno sia un naturale sviluppo delle tendenze musicali, anzi, crede sia determinato dall'ascesa delle nuove generazioni e il tramonto di quelle passate.
Musica per bambini si apre con questo distico, interpretato da Rancore con un crescendo dell'intensità della sua voce, e si chiude con “Non capisco mezza parola di ciò che dici”, ultimo verso di “Questo pianeta”, quasi urlato, di cui si sente l'eco dissolversi negli ultimi secondi.
Più o meno volutamente, Rancore continua il percorso dal precedente album Silenzio (tralasciando l'EP S.U.N.S.H.I.N.E.), che termina con le parole
E non sarete voi a togliermi la voce!
gridate, prima di piombare nel silenzio. Rancore riemerge dal silenzio, sussurrando, per poi rialzare di nuovo la voce; passa dal tema della comunicazione tramite il silenzio, di fatto assenza di parole, a quello dell'assenza definitiva di comunicazione.
L'incomunicabilità è infatti il tema principale dell'album, e quindi questa circolarità è tutt'altro che di poco rilievo: Musica per bambini può essere visto come un percorso di crescita, lungo dieci tracce, che tenta di esaminare la realtà che ci circonda e l'interiorità dell'individuo con occhi diversi rispetto al passato.
Rancore l'ha definito, in un'intervista, “l'incomprensibile grido di un bambino che, cresciuto, ha compreso la realtà che lo circonda”.
Il bambino in questione è quindi proprio Tarek, che ha rivalutato ciò che del mondo dava prima per scontato e se ne è meravigliato, e ci invita a fare lo stesso ponendoci vari interrogativi nel corso di 42 minuti di musica: ci invita a provare meraviglia. Meraviglia però aristotelica, che provoca quindi quasi paura, piuttosto che stupore in positivo. Meraviglia però indispensabile per fare, nel nostro piccolo, filosofia.
Rancore sente di doversi assumere talmente tante colpe e responsabilità da non poter più credere che esistano altri mostri all'infuori di sé, al contrario dell'infantile paura del “mostro nella stanza” o sotto il letto, già citata. Il rancore verso sé stesso e il timore verso le proprie azioni sono tali da sopprimere ogni altra possibile causa di paura; l'autoresponsabilizzazione diventa qui persino dannosa per la psiche: in connessione al ritornello, egli sa che se non si addormenterà sarà colpa sua. Come ha dichiarato in un'intervista infatti:
Beato chi non si sente in colpa nel mondo di oggi. Il senso di colpa fa parte della mia sincerità: sicuramente se mi perdonassi di più sarebbe più facile vivere, ma allo stesso tempo non ho molte ragioni per perdonarmi. In questo disco cerco di canalizzare il rancore che ognuno ha verso se stesso, un rancore così forte che alla fine va per forza canalizzato fuori per non rischiare di distruggere se stessi. Ho voluto esprimere tutte le emozioni che ho, soprattutto quelle più inspiegabili. Il senso di colpa quotidiano è uno di quei mostri che avevo sempre con me mentre scrivevo il disco e che ancora ho: canalizzarlo mi aiuta per tirarlo fuori e per capire se questa emozione è reale o se sono solo il frutto di un'illusione.
Da notare inoltre come anche qui continui lo sviluppo del tema dell'infanzia, fil rouge dell'album, in particolare nei suoi tratti più irrazionali e spaventosi.
Il senso di colpa era effettivamente già stato espresso da Rancore in “Deserto”:
Tanto la colpa tremenda la tengo che è mia
Finché poi tutta la vita mi si riavvia
Altre spiegazioni del perché non ci possono essere altri mostri nella stanza sono le seguenti:
tutto il metaforico spazio della stanza è occupato dal senso di colpa: questo è cioè il suo mostro psicologico più grande;
Rancore è talmente focalizzato sul suo senso di colpa da non accorgersi di eventuali altre presenze.
Probabile riflessione sulla volontà dell'artista di cavalcare il “successo” conseguito col tempo e raggiunto in questi anni, affermando come proprio tale propensione sia svanita, praticamente morta.