Giullari

By SomaRionda

Released on December 19, 2020

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Simo Ricciardi:

Dat aora en anante l’emperator, lo papa et li principes civitatis estabilises che de sorva el poder et alli homines sancti in burla manera no se puote sblaiar et giastemare et inharmonie

Inmunde bibrare. Codelo tipo de simia homines, como blateri istriones, ioculadores, claudi, manci et aotra specie meretrices, sgami de lo tempo de iusto cristianis et cultores diaboli qui eos at tali peccatum mirari

Serà reo de verbera et catigato par mortem avec lazo si dominus placet. En vexe codeli chi cantan et exaltan gesta principum et vita sanctum et fascio superhomines grata sunt porchè exortan lo poder ad continuo infinitum

Othavio:

Noi vecchi rimasugli di una vecchia banda diavola

Cagati qui così, ad azzardar di sopravvivere

E più inveiamo il cielo più faville lui rimanda

A maledirlo ancora, senza una battutaccia

Con cui poterlo deridere

Gobbi con la faccia verso terra

Schiena al sole e dai di vanga

E se ci scappa una preghiera non è a ricucire l’anima

Ma per la tirchieria carogna

Di vostra signoria che sia magnanima e qualcosa a noi rimanga scampati dalla gogna per un pelo

Espiamo col lavoro tanta pena

Che l’arte nostra fu comunque vista a stregua di elemosina

E così tanto zozza e oscena da meritar censura

Dannato il giorno in cui facemmo abiura

Mandando tutto in vacca, giurando

La rottura con l’usanza che ci destinava curvi sulla zappa

E risero di noi chiamandoci fratelli

Allattati da medesima follia baldracca


[Bud Lee Scratch]

Rispondemmo con più vanità

Raccattando un poco d’arte in sacca

Fummo girovaghi con facce come il culo e con lingue da acrobati

Sfoggiando acerbe abilità per qualche piazza

Finché la vocazione mise ognuno sulla propria traccia

Chi si invaghì delli denari, chi di una madonna pazza

A chi il sapere picchiò in piena faccia

Schiaffo che zittisce chi s’azzarda

Quando incontrò i soprusi del castello

Il suo potere ed il bastone di chi stava farne guardia

Ci fu chi s’appuntì negli occhi e negli scritti

Nei villaggi corse voce dei misfatti perpetrati ai piani alti

S’indignavano i bigotti però altri aprivano il borsello

E ne giovammo tutti quando facevam cappello

Fu per tenerci zitti che il castello

Si adoperò col più feroce tra gli editti

Inviò un vassallo con l’arringa

Che ci condannava ai giorni della cinghia

E se non fu la fine dei cantori scimmia

A noi ha pensato il tempo ad amputar la lingua

Le anime più accorte invece si trovano pronte

Confessarono gli sbagli

Un tocco di cerone, un berretto coi sonagli

E furono buffoni a corte con garanzia sul reddito

Ciò ha fatto scuola a chi è venuto al seguito

Adesso che fiumane di arlecchini in movimento

Sognan d’allietar signori tra pregiati vini e candelabri argento

Al castello fan la questua, pronti a mutilar l’orgoglio

Purché cali il ponte levatoio