Luci belle, deh, ditemi perché

Sempre altere e dispietate

Vi mostrate

Non curando amor e fé

Formò Fallari tiranno

Contro i rei fiero istromento

Pur alfin nell'empio inganno

Breve morte era il tormento

Io solo, ahi lasso, per più cruda sorte

Con perpetuo penar provo la morte

Or voi arbitre siate al mio dolore

Se nel regno d'amore

Più infelice amator vi sia di me

Là nel regno de' tormenti

Dolce suon d'ismaria cetra

Sin da' cerberi frementi

Pure alfin pietade impetra;

Io, fatto esempio a' sfortunati amanti

Spargo invano sospir, accenti e pianti

Or dunque al mio pregar sorde e rubelle

Ho da dir, crude stelle

Che nel ciel di beltà pietà non v'è