Cieli, stelle, deitadi

By Barbara Strozzi

On Arie, Op. 8

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Cieli, stelle, deitadi, or chi distempra

In colori l'aurora, onde di donna

Che cieli stelle e deità pareggia

Le glorie, il bello e i nobili sembianti

Con canoro pennello

Con pennelli di penne io pinga e canti?

Vago crine, che ruine

Porti all'alme, che più stami

Di legami ordisc'ai cori

Sia poco al paragon de' suoi tesori

Occhi vaghi, mai non paghi

Di ferire che zaffiri

Con bei giri d'alte tempre

Siansi piccioli cieli et ardan sеmpre

Vago neo sulla sinistra

Guancia poi si raffigura

Onde posе dopo fatto

Volto candido et intatto

In un bello oltre misura

Punto fermo la natura

Delle labra e della bocca

Che fan scorno agl'eritrei

Dir vorrei

Ma chi dir può? Io non so

Quai più sian belle in effetto

O le perle ch'ha in bocca o quelle in petto

Lusinghiere catene

Adorabili orgogli

Placidissimi sdegni, onesti sguardi

Soavissime fiamme e care morti

In ogn'atto riserba:

Il tratto è maestoso

Il passo è imperioso

Che su troni di regni e in un d'ardori

Può premer l'alme e calpestarre i cori

Ma del senno e della destra

Chi dirà lode che baste

Dotto l'un, l'altra in palestra

Carte verga e stringe l'aste

Così può, così vale in pace e in guerra

Una SOFIA per due Minerve in terra!

Ma dove spieghi il volo

Se d'aquila non sei, penna inesperta?

Serban sì con più vivi alti colori

Più delle carte il suo ritratto i cori